La visione olistica concepisce l’individuo come totalità e si basa sul principio che il tutto è più grande e diverso dalla semplice somma delle sue parti.

L’approccio integrato vede, quindi, la persona come un insieme che non è semplicemente il risultato di un accumulo di parti (corpo, mente, pensieri, sentimenti, immaginario, movimento), ma ha piuttosto una propria unità intrinseca e una propria struttura. E’ il funzionamento integrato nel tempo e nello spazio dei vari aspetti del tutto a costituire un individuo.

Da questo punto di vista curare esclusivamente un aspetto o identificare una sola parte come causa di un problema significa frammentare artificialmente ciò che in realtà è qualcosa che funziona come unità.

Tale approccio considera quindi il conflitto mentale e il sintomo fisico come parti di un’espressione unitaria del sé o, nei termini della psicologia, della Gestalt dell’organismo. Così fattori psichici, che possono essere anche eventi privi di gravità obiettiva, ma vissuti con intensa emotività possono provocare la nascita o il peggioramento di un disturbo fisico già esistente. Alcuni esempi in tal senso sono: la cefalea da tensione, la dismenorrea, la colite ulcerosa, alcune tensioni muscolari e dolori articolari, l’obesità, la colite ulcerosa, il colon irritabile (tratto dal Consensus Statement su Medicina Psicosomatica, Parma, 1997).