Secondo l’OMS il 5% della popolazione mondiale soffre di sintomi ansiosi, ma solo un individuo su tre si rivolgerebbe ad uno specialista del benessere psicologico. Molte persone tendono piuttosto a rivolgersi al medico di base lamentando vari malesseri che li rendono inquieti (cefalea, irritabilità, insonnia, difficoltà respiratoria, tachicardia, tensione muscolare, ecc…) e che essi tendono ad attribuire a possibili malattie fisiche. In altri casi addirittura non consultano alcun medico ed ingaggiano tentativi di “auto-terapia”.

L’ansia è un’emozione, una risorsa difensiva che nel corso dell’evoluzione l’uomo ha sviluppato per proteggersi dalle minacce del mondo esterno.

Può diventare un problema reale e arrivare a compromettere la vita di relazione e l’autonomia di base di un individuo quando è eccessiva rispetto alla situazione che ci troviamo a fronteggiare o dura troppo a lungo al punto che, anche fare la cosa più semplice, può diventare uno sforzo enorme (sostenere un esame, andare ad un appuntamento, parlare in pubblico, ecc…).

Non esiste un’unica causa: ci può essere una predisposizione genetica familiare, può essere influenzata dall’educazione ricevuta, dalla bassa autostima, dallo stress causato da un importante cambiamento di vita (la perdita del lavoro, un evento traumatico, la nascita di un figlio…).

In alcuni casi, il disturbo si può manifestare anche con idee, pensieri o immagini persistenti vissute come intrusive e inappropriate che causano un marcato disagio che la persona di solito cerca di sopprimere con altri pensieri o azioni ripetitive (lavarsi le mani, riordinare, ecc…) o azioni mentali (ad esempio contare, ripetere mentalmente parole, ecc…).

Talvolta i sintomi ansiosi assumono la forma di un’eccessiva preoccupazione o credenza di soffrire di una malattia, in assenza di prove mediche che possono confermarlo.