Si tratta di un’integrazione tra i contributi della terapia della Gestalt di F. Perls e quelli della psicologia analitica di C.G. Jung.

I contributi gestaltici, cioè l’attenzione al contesto familiare e sociale del paziente, la sottolineatura dei messaggi del corpo, la valorizzazione dell’agire quale funzione di crescita dell’individuo, il riferimento ai bisogni ed alle necessità nella cornice spazio temporale del “qui e ora” sono integrati con la visione analitica junghiana che va ad aggiungere ricchezza, creando un orizzonte più ampio con i concetti di transfert e contro-transfert, il recupero del valore della parola e il ruolo del terapeuta.

La gestalt-analitica crede che la radice dei bisogni attuali dell’uomo risieda nella storia di ognuno, che presenta aspetti individuali (inconscio personale) ed elementi ancestrali comuni a tutti gli individui, di tutte le culture (inconscio collettivo). La psicologia analitica va ad allargare, quindi, il concetto dell “eterno presente” gestaltico, con la dimensione storica, non solo in relazione al passato, ma anche in rapporto al futuro in quanto progettualità.